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Eccomi qui a parlare di una foto che, tra tutte, ha catturato inesorabilmente la mia attenzione. Non è un semplice paesaggio, neppure un piccolo dettaglio. Non si tratta di un ritratto, né di un bianco e nero. E’ una scena, quasi surreale, una foto popolata da pietre. Si tratta di una foto scattata all’istante, senza flash o articoli da studio. Nella fotografia non ci sono solo pietre. Vedo passi, passi di persone veloci, passi stanchi, decisi o a volte accennati. Sono rapidi, si mischiano nell’attimo dello scatto. L’abilità del fotografo, la sua mano e la velocità sono piccoli ingredienti di questo gioco. Vedo mille persone, il rumore dei tacchi assordanti di ragazze che si vogliono divertire, lo zoccolo di un cavallo e le gocce di pioggia. Riuscite a scorgerli? Disegnato dalla luce ecco un viale di Viterbo. Mille e più san pietrini si adagiano l’un sull’altro come mille pezzi di un puzzle che non avrà mai fine. La simmetria della foto è perfetta nelle sue irregolarità, i bordi delle pietre perfettamente squadrati disegnano linee che si intersecano in un percorso senza fine, riescono a far viaggiare lo sguardo dello spettatore che cerca di scorgere oltre la fotografia. Non ci sono molti colori a dominare la scena. La scala di grigi domina sul bianco. Le tinte che sbiadiscono piano , disegnano curve creando semplici simmetrie. Sembra quasi un decorso lungo e scosceso di un fiume, che scorre ininterrotto portando con sé la vita. La fotografia è stata scattata all’istante. Ha catturato un viale e molto di più. Nella scena mille particolari nascosti, non esiste cielo, non esiste terra. Non c’è divisione di piani, non esiste un punto di interruzione. E’ lo scatto deciso e improvviso a rendere singolare questa scena. Pochi secondi hanno reso unico questo pezzo di città. Tanti piccoli cocci di pietra hanno segnato uno scatto fotografico. E il fotografo è stato in grado di raccogliere tutto e farne un quadro, un bellissimo quadro. La reflex è lì ad immortalare tutto, anche le pozzanghere, anche la neve, anche la rugiada. Per ottenere questo effetto è stato necessario utilizzare un diaframma molto chiuso, con valore 22 . Il diaframma funziona proprio come l’iride dell’occhio umano: regola la quantità di luce che arriva al sensore, e rispettivamente alla retina. In questo modo con un diaframma chiuso (f/22), la profondità di campo è estesa (l’intero soggetto è nitido). Si tratta di valori molto alti, che consentono la messa a fuoco di tutta la scena. Come si vede bene nell’immagine, anche le pietre in fondo alla scena sono nitide. La messa a fuoco è stata effettuata sulle pietre in primo piano in modo da avere una nitidezza maggiore per le pietre vicine che degrada leggermente sullo sfondo, simulando la vista umana. Per scattare la macchina fotografica è stata posta a raso terra, quasi a ridosso della strada, in modo tale da catturare al meglio scena e ottenere una visione prospettica. L’obiettivo usato è stato il 24-105L IS USM di casa Canon. Successivamente, nella fase di postproduzione, è stato applicata una maschera di contrasto per rendere più netti i margini dei diversi oggetti nel fotogramma.
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