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E' con immenso piacere che torno a scrivere dopo la pausa estiva. Proprio nei giorni scorsi a seguito del cambio di macchina fotografica ho voluto sperimentare qualcosa di nuovo. Mi sono trovato ad assistere ad una bella manifestazione di auto storiche, la Coppa dei Cimini, ed ho voluto provare a fotografare questi splendidi bolidi di altri tempi. Fin da piccolo sono stato attratto da queste auto rombanti e variopinte che sfrecciavano nel bosco dei Monti Cimini, armato della mia nuova 5D mkii ho voluto provare ad immortalarle. Fin da subito la prima difficoltà è saltata fuori a causa della corta focale di cui disponevo (solo 105 mm), ma proprio quando tutto sembrava impossibile mi è venuta l'ispirazione! Dopo qualche scatto mi sono reso conto che con un lieve crop (ritaglio) della foto originale sarei riuscito ad ottenere un fotogramma "pieno" del soggetto. I primi scatti li ho fatti con tempi di scatto bassissimi (1/4000) ma l'effetto era a dir poco deludente, le macchine sembravano ferme, come parcheggiate nonostante sfrecciassero ad oltre cento all'ora; nella foto non emergeva nulla che richiamasse alla velocità. Ho iniziato ad abbassare i tempi di scatto fino a 1/125 di secondo, dalla posizione in cui ero messo (di tre quarti rispetto al soggetto) mi ha consentito di fermare la macchina per coglierne i dettagli e di riprendere uno sfondo completamente mosso, in modo da ottenere una foto dinamica, rappresentativa della velocità. Il risultato sono gli scatti visibili nella galleria di immagini:
Coppa dei Cimini Rivedendo gli scatti con calma posso notare che una maggiore apertura focale ed un diaframma più chiuso (ho scattato a f5,6) avrebbero consentito sicuramente una maggior qualità delle immagini anche se tutto sommato non posso lamentarmi del risultato. |
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Written by Alessia
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Eccomi qui a parlare di una foto che, tra tutte, ha catturato inesorabilmente la mia attenzione. Non è un semplice paesaggio, neppure un piccolo dettaglio. Non si tratta di un ritratto, né di un bianco e nero. E’ una scena, quasi surreale, una foto popolata da pietre. Si tratta di una foto scattata all’istante, senza flash o articoli da studio. Nella fotografia non ci sono solo pietre. Vedo passi, passi di persone veloci, passi stanchi, decisi o a volte accennati. Sono rapidi, si mischiano nell’attimo dello scatto. L’abilità del fotografo, la sua mano e la velocità sono piccoli ingredienti di questo gioco. Vedo mille persone, il rumore dei tacchi assordanti di ragazze che si vogliono divertire, lo zoccolo di un cavallo e le gocce di pioggia. Riuscite a scorgerli? Disegnato dalla luce ecco un viale di Viterbo. Mille e più san pietrini si adagiano l’un sull’altro come mille pezzi di un puzzle che non avrà mai fine. La simmetria della foto è perfetta nelle sue irregolarità, i bordi delle pietre perfettamente squadrati disegnano linee che si intersecano in un percorso senza fine, riescono a far viaggiare lo sguardo dello spettatore che cerca di scorgere oltre la fotografia. Non ci sono molti colori a dominare la scena. La scala di grigi domina sul bianco. Le tinte che sbiadiscono piano , disegnano curve creando semplici simmetrie. Sembra quasi un decorso lungo e scosceso di un fiume, che scorre ininterrotto portando con sé la vita. La fotografia è stata scattata all’istante. Ha catturato un viale e molto di più. Nella scena mille particolari nascosti, non esiste cielo, non esiste terra. Non c’è divisione di piani, non esiste un punto di interruzione. E’ lo scatto deciso e improvviso a rendere singolare questa scena. Pochi secondi hanno reso unico questo pezzo di città. Tanti piccoli cocci di pietra hanno segnato uno scatto fotografico. E il fotografo è stato in grado di raccogliere tutto e farne un quadro, un bellissimo quadro. La reflex è lì ad immortalare tutto, anche le pozzanghere, anche la neve, anche la rugiada. Per ottenere questo effetto è stato necessario utilizzare un diaframma molto chiuso, con valore 22 . Il diaframma funziona proprio come l’iride dell’occhio umano: regola la quantità di luce che arriva al sensore, e rispettivamente alla retina. In questo modo con un diaframma chiuso (f/22), la profondità di campo è estesa (l’intero soggetto è nitido). Si tratta di valori molto alti, che consentono la messa a fuoco di tutta la scena. Come si vede bene nell’immagine, anche le pietre in fondo alla scena sono nitide. La messa a fuoco è stata effettuata sulle pietre in primo piano in modo da avere una nitidezza maggiore per le pietre vicine che degrada leggermente sullo sfondo, simulando la vista umana. Per scattare la macchina fotografica è stata posta a raso terra, quasi a ridosso della strada, in modo tale da catturare al meglio scena e ottenere una visione prospettica. L’obiettivo usato è stato il 24-105L IS USM di casa Canon. Successivamente, nella fase di postproduzione, è stato applicata una maschera di contrasto per rendere più netti i margini dei diversi oggetti nel fotogramma.
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Written by Alessia
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Tutte le fotografie , dalle più svariate pose dei book professionali ad immensi campi innevati, creano in noi una situazione suggestiva, un modo nuovo di interpretare le cose. E' come se leggessimo in maniera soggettiva il lato B della foto, il significato che realmente sta dietro l'immagine. Spesso, come sovente si sente dire "Un' immagine vale più di mille parole" e ritengo che non esista frase più adatta e consona nel rappresentare questo concetto. Sfogliare una rivista, un cartellone pubblicitario, una pubblicità in televisione,tutte occasioni appositamente studiate che richiedono l'utilizzo di un'immagine, di una foto pronta a stupirci. Sono in molti quelli che criticano le fotografie perchè le ritengono statiche, ferme,prive di movimento, secondo loro sono solo pezzetti di vita bloccati su una lastra. Molti altri invece sono dotati di quella straordinaria capacità di andare ben oltre. Oltre una semplice mano, un viso imbronciato. Oltre due amanti che sono colti nelle loro carezze. E questa capacità prende il nome di fantasia. Le immagini oggi giorno sono gli strumenti espressivi più plastici e dinamici con cui i mass media diffondono informazione. E allora ecco una bella donna con forme in risalto per pubblicizzare una macchina, delle gambe perfette per incentivare possibili acquirenti nell'acquisto di una crema ed ecco il ritratto di un gruppo di amici sorridenti per presentare la nuova discoteca nella capitale. Ovviamente questo è un mezzo mediatico e pubblicitario che va ben oltre l'espressività e la tecnica fotografica. Ma basti pensare alla copertina di un libro che fra tutte ci attrae e ci seduce a tal punto da comprarlo. O la locandina di un vecchio film di epoca passata. O fantastici e immensi posti innevati o magari ricchi di sole dove prenotare la futura vacanza. Ogni giorno, ogni istante ci troviamo immersi in una bacheca di immagini e fotografie che catturano la nostra attenzione e suscitano la nostra curiosità. Martellati continuamente e frequentemente da slogan, copertine, ritratti e situazioni surreal, siamo immersi in un vortice di informazione visiva e concettuale. La fotografia va quindi ben oltre la semplice immagine da galleria legata prettamente ad un mondo artistico e di una piccola elitè. Le foto ci consentono di sognare, di percorrere viaggi e misurarci con noi stessi e con la nostra capacità espressiva. Non occorre un soggetto articolato o un volto perfetto per creare una foto suggestiva. Basta prendere un portone. Un vecchio e arrugginito portone di un vicolo di Viterbo. Potrebbe essere una porta come tutte le altre, quelle vecchie porte che vediamo continuamente nei nostri tragitti e percorrendo i viali a piedi. Di per sè non hanno nulla di speciale. Sono porte come tutte le altre, ma diverse. In realtà basta cogliere un particolare, un punto preciso in tutta la struttura per rendere unico e speciale questo soggetto in apparenza banale. Potrebbe essere un cancello vecchio e dimenticato, un varco chiuso e passato. Quel particolare potrebbe essere tutto e nulla. Un lucchetto contornato di una vecchia e pesante catena cinge il portone. Ecco la svolta. Un'idea, anzi mille. Ecco come il vecchio portone abbandonato si ricolma di nuove e emozionanti impressioni. Cosa ci suscita e in che modo purtroppo è un segreto, che ognuno dentro di sè tiene sigillato, proprio come questo vecchio lucchetto. |
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